Antiche salite e discese
La doppia natura di Napoli, divisa tra città collinare e città bassa legata al mare, ha fatto sì che -nel passato- fossero fondamentali le vie di comunicazione che portavano al Vomero e all'Arenella, laddove si trovavano i principali insediamenti collinari.
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I percorsi che
furono adattati a tale scopo seguivano generalmente l'itinerario delle acque
piovane che dalle alture scendevano verso il mare, ed erano nella maggior parte
dei casi stretti e ripidi, cosa che -fino all'introduzione delle
funicolari, dei trasporti a motore e
in seguito della metropolitana- ha
favorito il tradizionale isolamento del Vomero.
Successivamente, con lo sviluppo urbanistico della collina, i tracciati delle
nuove viabilità e delle stesse funicolari hanno spesso ricalcato, affiancandoli,
questi antichi percorsi; il Corso Vittorio
Emanuele, invece, realizzato nell'Ottocento ai piedi della collina, le
intercetta praticamente tutte (eccetto la salita Arenella, posta più a monte).
Nella mappa sono evidenziate le principali "salite" della Napoli che fu. Ad eccezione dell'Infrascata, che si insinuava in un fianco della collina meno scosceso, sono tutte molto ripide, strette e sistemate a gradoni. La natura impervia del territorio ha impedito una fitta urbanizzazione intorno a queste vie, che preservano ancora oggi scorci paesaggistici di altri tempi, purtroppo in molti casi in un contesto di trascuratezza e degrado.

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Questa salita prende il nome dalla natura pietrosa
del territorio attraversato. Partendo da corso Vittorio Emanuele
all'altezza del complesso di Suor
Orsola Benincasa, giunge nella zona di San Martino (via Caccavello),
ai piedi del Castel S.Elmo;
lungo il percorso, si possono godere scorci suggestivi, tra edifici
antichi e panorami del golfo di Napoli. |
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| Due tratti suggestivi della salita del Petraio | |
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Pedamentina di San Martino |
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Da Largo San Martino, sulla sommità del Vomero, parte una lunga
via gradinata che, con 414 gradoni, permette di scendere fino alla
città bassa, ricongiungendosi con Corso
Vittorio Emanuele. E' con ogni probabilità il più antico
percorso di accesso al Vomero (esisteva già a metà Cinquecento), utilizzato in passato per raggiungere il
Castel S.Elmo, e per
questo dotato di sistemi di difesa contro gli assalti nemici. |
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Il primo tratto della Pedamentina, a ridosso di Largo San Martino |
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A
differenza delle altre, definite "salite", quella di San Francesco è
una "calata". La differenza sta nel fatto che la
denominazione ne evidenziava il ruolo di collegamento del Vomero con
il borgo di Chiaia: essa parte infatti da via Belvedere e scende tra
le case fino alla Riviera di Chiaia,
attraversando, tra le altre, via Aniello Falcone, via Tasso, corso
Vittorio Emanuele e via Crispi. |
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Gradinate di Calata San Francesco, all'altezza di via Tasso. Sullo sfondo, Capri. |
| Corrisponde
all'attuale percorso viario che si snoda dal Museo
Nazionale attraverso via Salvator Rosa,
Piazza Mazzini, il Conte della Cerra,
fino ad Antignano. Era la strada più agevole per
giungere al Vomero, perchè più ampia e meno ripida, e percorribile
pertanto con carri trainati da quadrupedi. Il nome deriva
probabilmente dal fatto che, aperta nei campi, la via era protetta
da frasche ed alberi durante tutto il percorso. Lungo il percorso, si segnalano il liceo G.B. Vico, alcune chiese (S.Maria della Trinità alla Cesarea, S.Maria della Purità dei notari), e la più recente stazione della metropolitana di Salvator Rosa, nei pressi della quale sono state ritrovate notevoli preesistenze di epoca romana. |
| Il
nome di questa salita è mutuato da quello di una
ricca famiglia (Cacciuottoli) che nel '600 aveva una ricca dimora
nella zona. Il percorso parte non lontano da Montesanto, e, passando
al di sotto di via Girolamo Santacroce, sbuca nei pressi di Piazza
Leonardo, per poi proseguire con gradinate che attraversano viale
Michelangelo e giungono a ridosso di via Bonito. Questa zona, a metà '900, era ancora caratterizzata da paesaggi agricoli, masserie e stalle. La seconda metà del XX secolo ne ha invece segnato la rovina, deturpandola con condomini e caseggiati senza alcun criterio. |
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Un tratto di gradinata, a ridosso di viale Michelangelo |
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Questa salita, che si staccava dalla salita dell'Infrascata all'altezza della stazione della metropolitana di Salvator Rosa, conduceva al piccolo villaggio Arenella, ubicato nella zona dell'attuale Chiesa di S.Maria del Soccorso. Questi luoghi erano ancora meno abitati del Vomero, in quanto difficilmente accessibili; a partire dal Seicento la zona, caratterizzata dall'aria salubre, vide la presenza di ville nobiliari, che hanno resistito nella maggior parte dei casi fino al Novecento, quando anche qui la speculazione edilizia ha trasformato una ricercata zona di villeggiatura nell'attuale quartiere Arenella. |
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Un tratto di salita Arenella |
La chiesa di S.Maria del Soccorso (antico borgo Arenella) |
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