Cappella Sansevero

La cappella di famiglia dei principi di Sansevero, sito di preghiera e sepoltura, è un luogo unico, in cui l'arte si fonde col mistero, in un connubio affascinante. 
Fondata da Giovanni Francesco di Sangro nel 1590 di fronte al palazzo di famiglia (a cui era inizialmente collegata con un cavalcavia), fu ampliata ai primi del '600 da suo figlio Alessandro. Ma colui che -tra il 1749 e il 1771- la decorò, l'arricchì di opere d'arte e la trasformò nell'attuale gioiello fu il principe Raimondo: controversa figura di letterato e scienziato, inventore e negromante, alchimista e filosofo, mecenate e uomo d'armi, nonchè gran maestro della massoneria del regno di Napoli, questi fu allo stesso tempo il committente e il regista dell'opera, coordinando il lavoro dei vari artisti con un preciso programma iconografico.

L'ingresso della Cappella San Severo (foto: maggio 2007)
L'ingresso della Cappella Sansevero, su via De Sanctis

La cappella si trova nel centro storico di Napoli, in via De Sanctis, alle spalle di piazza S.Domenico Maggiore
L'esterno non presenta particolari attrattive, se non nel portale sormontato dallo stemma di famiglia, ma è l'interno che cela grandi tesori e misteri.

La pianta della cappella (vedi) è costituita da una navata unica rettangolare, con otto cappelle laterali: queste erano riservate ciascuna ad un antenato, e ciascuna possiede una statua rappresentante la virtù della sposa, sepolta in corrispondenza dei pilastri. Al centro dei lati lunghi della navata, due porte: sulla sinistra, un accesso laterale, e sulla destra l'ingresso alla cripta, voluta dal principe Raimondo accanto al suo sepolcro.
La pavimentazione originaria (ne rimangono frammenti) era un mosaico bianco e nero simboleggiante un labirinto, di chiara matrice massonica.

L'affresco della volta, opera di un artista minore e noto come "Paradiso e santi dei Sansevero", conserva ancora oggi colori brillanti, grazie all'utilizzo di tecniche e sostanze particolari, concepite dal principe Raimondo; in corrispondenza delle sei finestre, l'affresco termina con medaglioni monocromi rappresentanti i santi protettori del casato.

Numerose le opere scultoree; le principali sono La Pudicizia velata, opera del veneto Antonio Corradini dedicata alla madre del principe prematuramente scomparsa, Il Disinganno, dedicata al padre, e naturalmente il Cristo velato, commovente e celebre realizzazione di Giuseppe Sanmartino. 
Quest'ultima, oggi al centro della navata, rappresenta un cristo sdraiato dopo il martirio, il cui corpo è ricoperto da un velo che aderisce perfettamente alle forme del viso e del corpo, rendendone visibili in trasparenza i particolari più reconditi: le contratture del volto sofferente, le piaghe sul costato, le lacerazioni di mani e piedi, l'incavo del ventre. Leggenda vuole che il Sanmartino avesse scolpito solo il corpo del Cristo, sul quale Raimondo di Sangro avrebbe poi disteso un telo tessuto, successivamente marmorizzato tramite un procedimento alchemico sconosciuto, fino a diventare parte integrante della scultura.

Il Cristo velato (fonte: www.museosansevero.it)
Il Cristo Velato

La pudicizia (fonte: www.museosansevero.it)
La pudicizia                

Il disinganno (fonte: www.museosansevero.it)
                   Il disinganno

Altre opere scultoree sono situate in corrispondenza di ciascun sepolcro, e rappresentano scene di vita o metafore delle vite degli antenati; numerosi i simboli massonici, che vi si possono scovare: la piramide, il compasso, la salamandra, la melagrana.

La cavea sotterranea, cui si è già accennato, doveva essere nelle intenzioni del principe Raimondo un tempietto ipogeico dall'alto valore simbolico; di forma ovale, avrebbe dovuto ospitare le spoglie dei suoi discendenti e al suo centro sarebbe stato collocato il Cristo Velato, rischiarato da lampade perpetue.
Il progetto non fu mai portato a termine, ed oggi la cavea ospita due Macchine anatomiche: gli scheletri di un uomo e di una donna incinta, completamente scarnificati, con il sistema arterio-venoso completamente integro e visibile. Ancora una volta è a tutt'oggi ignoto il metodo attraverso il quale il principe -insieme al medico palermitano Giuseppe Salerno- rese possibile ciò: le due ipotesi sono l'utilizzo di una sostanza sconosciuta, che -iniettata nel sangue- avrebbe permesso la "metallizzazione" dei vasi sanguigni, oppure la ricostruzione postuma del sistema circolatorio sui due scheletri (sicuramente autentici). La seconda ipotesi, tecnicamente più credibile, tuttavia cozza con le conoscenze anatomiche dell'epoca, non così precise.

Macchina anatomica nella cappella Sansevero (fonte: www.museosansevero.it)
Macchina anatomica

L'interesse che la Cappella ha suscitato nei secoli, alimentato dalle leggende metropolitane fiorite intorno alla figura del Principe, va però ben oltre il valore artistico delle opere ivi conservate.
Numerosi studi hanno provato che la cappella, non solo nelle allegorie e nei simbolismi delle singole opere, bensì nell'intera sua struttura e nella disposizione degli elementi, fu concepita con lo schema di un tempio massonico; gli amanti del sapere esoterico le hanno poi assegnato una posizione preminente tra i luoghi dedicati alla "cultura alchemica", alla stregua delle Cattedrali di Notre-Dame de Paris e d'Amiens; i seguaci di scienze occulte vedono invece nella figura del Principe (all'epoca accusato anche di stregoneria) e nella sua cappella le tracce di una Napoli noir.
Indubbiamente numerosi sono ancora i misteri legati a questo luogo, la maggior parte dei quali sono probabilmente destinati a rimanere tali, racchiusi per sempre nel sarcofago di Raimondo di Sangro, principe di Sansevero, geniale profeta dell'Illuminismo. 


Il principe Raimondo


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